Igles Corelli, Chef

Igles Corelli, Chef
Passione e curiosità, ricerca e confronto continuo. Sono questi gli stimoli che animano un instancabile sperimentatore come chef Igles Corelli esempio perfetto di come la cucina italiana possa puntare costantemente all’innovazione senza mai dimenticare la tradizione. Questo perché, prima ancora che un cuoco, Igles Corelli è un appassionato. Un uomo che nella vita non si ferma mai.

Pur avendo raggiunto grandi successi, lo chef ferrarese è sempre pronto a farsi guidare dalla curiosità e dalla passione e non può fare a meno di ricercare e confrontarsi: è così che nasce la sua grande creatività.

Non a caso, colui che è considerato uno dei cardini della tradizione gastronomica italiana è anche uno dei più grandi innovatori. Prova ne è il ristorante Atman a Lamporecchio: il suo regno attuale è dotato di una cucina super tecnologica, con tutti gli ultimi ritrovati della tecnica.

CHI È IGLES CORELLI

Nato nel ‘55 ad Argenta, provincia di Ferrara, Igles Corelli è cresciuto seguendo modelli del calibro di Nino Bergese, il celebre cuoco dell’aristocrazia italiana, del suo erede Valentino Marcattilii e, inevitabilmente, del grande Gualtiero Marchesi.
Negli anni Ottanta ottiene fama nazionale e internazionale come chef dell’ormai famosissimo ristorante Trigabolo di Argenta. Alla guida di una brigata che ha sfornato alcuni dei migliori cuochi contemporanei, Igles Corelli ha conquistato due stelle Michelin, ma soprattutto ha condotto per mano la cucina italiana nel futuro. Sono gli anni in cui ha dato vita anche a Saperi e Sapori, un’associazione culturale con l’obiettivo di promuovere la cultura del piacere a tavola e dintorni: con la relativa manifestazione annuale ha permesso l’incontro e il confronto tra cuochi provenienti da tutta Italia e dal mondo e avvicinato il pubblico agli chef.

L’apertura del primo ristorante di proprietà è stato il secondo step fondamentale nella sua carriera. La Locanda della Tamerice, nelle valli di Ostellato, ha segnato un ulteriore avanzamento della sua ricerca culinaria. In una delle oasi naturalistiche più belle d’Italia, Igles Corelli ha sviluppato uno stile tutto suo: partendo dalle materie prime offerte del territorio e lavorando su accostamenti arditi, ha creato piatti fantasiosi ed eclettici. Anche in questo caso la guida Michelin ha premiato il suo lavoro riconoscendogli una stella.

Dal 2010 il suo regno è il ristorante Atman. Aperto prima a Pescia, attualmente è incastonato nella splendida cornice di Villa Rospigliosi a Lamporecchio, provincia di Pistoia. In questa meravigliosa architettura classica, progettata dal genio artistico del Bernini, chef Corelli ha collocato una cucina altamente tecnologica. Un abbinamento che non contrasta: classicità e modernità sono due realtà diverse che grazie alla sua sapiente mano si sposano perfettamente, come gli ingredienti dei suoi piatti.
Il sogno? Le tre stelle Michelin.

LA FILOSOFIA: CUCINA GARIBALDINA E CUCINA CIRCOLARE

Secondo Igles Corelli, rendere il proprio stile unico e riconoscibile è il massimo dell’innovazione a cui può aspirare un cuoco. Per fare ciò non basta la pura conoscenza tecnica: è necessario trasformare la propria personalità e l’esperienza individuale in ricette commestibili. Si è davvero creativi quando si riesce a mettere qualcosa di se stessi nel piatto. E la forza creativa e innovativa di Igles Corelli, uomo e chef, è chiaramente dimostrata dal fatto che a lui e al suo stile inconfondibile sono riconducibili, non una, ma ben due definizioni: cucina Garibaldina e cucina circolare.
La sua impronta culinaria è stata spesso definita “cucina garibaldina” perché il cuoco ferrarese ha sempre fortemente creduto nella valorizzazione del territorio e dei prodotti tipici italiani. Secondo Igles Corelli non è possibile sfuggire alle radici e all’appartenenza culturale: è impossibile sperimentare e contaminare senza le solide fondamenta rappresentate dalle eccellenze di tutta Italia. Nella sua cucina anche l’utilizzo di ingredienti esotici e lontani dalla tradizione nostrana concorre all’esaltazione dei sapori ferraresi e italiani.

Negli anni questo stile si è ulteriormente evoluto ed è cambiato l’approccio al prodotto. Gli occhi dello chef vedono davanti un’entità complessa che è composta da diverse parti che possono essere prese e lavorate singolarmente per ottenere svariate ricette o culminare in un piatto unico. Nulla viene tralasciato e niente buttato: tutto si trasforma. E’ un processo ciclico, da qui il termine cucina circolare, in cui si passa da un’entità complessa a una semplificazione che a sua volta è il punto di partenza di nuove entità più complesse. Un moto perpetuo che rappresenta al meglio Igles Corelli come uomo e come chef: mai banale e sempre proiettato verso il futuro. 

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